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BUZZ e VIRAL MARKETING: il passaparola digitale

buzz marketing

Conosciamo tutti la potenzialità del passaparola, quel “bisogno” di volere raccontare a qualcuno la nostra esperienza di acquisto di un prodotto o di un servizio. Come avviene per l’offline, la potenzialità del passaparola, del Buzz, si amplifica maggiormente in rete.

Un fatto, un’azione o un evento vengono comunicati attraverso il passaparola tanto più velocemente quanto più sono in grado di suscitare l’attenzione degli utenti perché divertenti, unici o addirittura spettacolari.

Volendo riassumere in due righe cos’è il Buzz marketing, possiamo intendere delle iniziative originali che, proprio, per questo,  stimolano il vocio della rete generando il passaparola e incrementano la brand awareness. Cosa lo distingue dal Viral Marketing?

Il Viral Marketing è un complesso di azioni di promozioni di un prodotto o servizio attraverso un messaggio che si diffonde in rete in maniera esponenziale e senza controllo, un po’ come si propaga un virus. La particolarità di questa pratica sta nel bassissimo rapporto costo/diffusione.

Buzz e viral marketing vanno spesso a braccetto. Per meglio capire la loro potenzialità voglio riportarvi degli esempi geniali, ormai divenuti casi-studio, sto parlando del caso BLENDTEC.

IL CASO BLENDTEC.

iPad Will It Blend BlendtecBlendtec è un’azienda che produce frullatori domestici, il suo punto di forza è la potenza, in grado di frullare anche oggetti di metallo.

Nel 2006 George Wright, responsabile marketing, ebbe un’idea: filmare il CEO dell’azienda Tom Dickinson mentre, nel suo laboratorio, frulla gli oggetti più improponibili come un rastrello e caricarli su youtube. Il successo arrivò circa un anno dopo, quando Wright decise che nel frullatore doveva finire il primo iphone, appena debuttato sul mercato. Potete immaginare le visualizzazioni, più di dieci milioni. All’iphone seguì l’ipad e il celebre gioco per Xbox Halo. È servito? Il giro d’affari dell’azienda si è quadruplicato in quattro anni.

IL CASO CLOVERFIELD.

cloverfiel-viral-marketingUn altro valido esempio di viral marketing è il famoso monster movie del 2008 Cloverfield, prodotto da Matt Reeves e co-prodotto da J.J. Abramas.

La Paramount Picture contatta l’azienda The ViralFactory per la realizzazione di una campagna virale che promuovesse il film. La mission era sviluppare una comunicazione d’impatto, potendo contare su un budget relativamente ridotto.

La soluzione geniale si articola su vari canali online. Sono stati creati otto clip per altrettanti finti servizi giornalistici che documentavano la distribuzione di una piattaforma petrolifera nell’oceano atlantico a opera di una misteriosa creatura.

Perfettamente credibili, realizzati in otto lingue. Gli stessi video includevano indizi rintracciabili solo con un’attenta visione, generando una sfida e al tempo stesso motivava gli utenti.

Un successo! In quattro settimane il video ha generato circa cinque milioni di visite, la metà delle quali fuori dagli Usa.

I video sono stati incorporati in migliaia di blog e forum specializzati, dove un numero sempre crescente di utenti ha animato la discussione e diffuso il buzz.

Nel 2008, quando uscì il film nelle sale, solo nel primo weekend incassò 40 milioni di dollari. Realizzarlo era costato appena 25 milioni.

A voi le riflessioni.

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