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Community Manager, chi è? Le nuove figure web 2.0 [parte1]

Cosa stimola il lettore/utente a seguire un determinato blogger o una specifica pagina Facebook, in modo spesso definitivo e/o continuativo, o a decidere al contrario di disfarsene per sempre?

Le risposta è una sola: il valore e l’importanza dei contenuti pubblicati.

I contenuti su Internet sono sempre più un valore, un elemento che condiziona. Quello che leggiamo sui social media può essere formativo, informativo, divertente ma comunque deve essere di nostro interesse.

Oggi voglio parlarti di una figura professionale, nata con il Web 2.0, che si occupa di gestire la comunicazione del brand del cliente attraverso i diversi canali messi a disposizione dalla rete. Utilizzandoli in linea con le strategie aziendali e con la loro personalità, ma in maniera trasparente e rilevante per creare un progressivo engagement con il target di riferimento.

Sto parlando del Community Manager

Community-Manager21

Vi siete mai chiesti cosa fa quotidianamente un Community Manager?

Le sue mansioni sono varie.

1 fase: Dopo aver analizzato le esigenze e gli obiettivi del cliente si occupa di pianificare una strategia, scegliendo i canali adatti (blog aziendale, pagina Facebook del brand, account Twitter…), progettare la struttura della community e coordinarne le attività.

2 fase: Dopo questa prima fase monitora costantemente i canali social del brand; realizza i piani editoriali; scrivere contenuti – possibilmente di interesse – secondo il piano editoriale sui diversi canali; gestisce e stimola le conversazioni interagendo con gli utenti, amministrando e moderando le conversazioni.

3 fase: Si occupa della fase di reportistica sui risultati delle attività, sulle interazioni che avvengono. Definisce inoltre, quando necessario, le “buone maniere” della comunità virtuale e le regole di buon comportamento. In certi casi, il Community Manager si occupa anche della fase di accounting gestendo direttamente il rapporto con il cliente.

Una delle mansioni più delicate è la gestione della crisi on-line.

Ci sono due tipi di disavventure che possono accadere ai brand nei social network: o sbagliano nella comunicazione (viral fail), o al brand capita qualcosa di negativo in altri contesti e i responsabili marketing sono costretti a fronteggiare la situazione nei social media.

Cresce in maniera esponenziale rispetto al passato il numero di occasioni nelle quali l’impresa può trovarsi esposta a una crisi di comunicazione. Se nell’era off line, lo scenario era piuttosto circoscritto ai giornali, radio, tv, nell’era dell’on-line non vi sono confini: la velocità è altissima e la gestione della crisi presuppone conoscenze tecniche e capacità di intervento originali e altamente professionale.

Anche per questo le aziende sono sempre più interessante al Community manager.

I commenti manager individuano per la maggior parte (55%) Facebook come il loro migliore strumento di social networking utilizzandolo quotidianamente, Twitter è al 24% e i blog al 7%.

L’età media è tra i 25-30 anni, ma la fascia di età tra i 31 e i 40 anni è quella più produttiva, a dimostrazione che il valore dell’esperienza anche per questa figura ha un certo peso.

Nel prossimo post vedremo insieme quali sono le caratteristiche che deve avere un community manager

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