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Content Curation: come usarla al meglio

Tre modelli di social media relation sono esplicativi della possibilità di raccontare al mondo in diretta un evento e di mettersi in relazione con chi potrebbe attaccare la reputazione di un uomo pubblico.

1. Come non ricordare il famoso profilo Twitter di Sohaib Athar, tecnico informatico pachistano residente ad Abbottabad,  che la notte tra il primo e due maggio 2011 racconto in diretta con i suoi Tweet l’assalto al villino, non lontano dalla sua abitazione, dove Osama Bin Laden si era nascosto.

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2. Quando ad aprile è iniziata sul Web una campagna contro i paventati licenziamenti negli autogrill di Milano, Bologna e Roma, Alessandro Benetton ha risposto non attraverso un comunicato stampa classico ma con un posto sul suo profilo Facebook. In questo modo, ha scelto di rivolgersi direttamente non solo ai suoi oltre 16.000 fan ma a tutti i fruitori della rete che hanno poi condiviso, commentato, distribuito su altri media il suo post.

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3. La manifestazione NoTav in Val di Susa del 3 luglio 2011 è stata raccontata su Storify, un media che raccoglie, organizza e consente di condividere informazioni, immagini, video e commenti in merito a un evento o a una storia apparse su più media sociali: tipico esempio del concetto di fonte diffusa del Web relazionale.

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La qualità principale che deve avere il comunicatore nell’epoca dei media sociali è dunque la Content Curation, ovvero la capacità di scoprire, raccogliere presentare contenuti digitali su un tema specifico.

Per raggiungere questo scopo si può lavorare con vari strumenti e partner. Innanzitutto vanno distinti il “Content Aggregator” (come liquida) e il news aggregator (il classico Google news).

la caratteristica di questi siti è quella di basarsi su meccanismi di individuazione e riorganizzazione delle fonti (blog, Tweet e news in un caso, siti di informazione nell’altro) che si basano su tag.

Vi sono poi i “content producer, che possono essere sia fonti giornalistiche, sia istituti di ricerca, sia singoli blogger o produttori di contenuti digitali (audio, video, foto, mash ups).

I “resonator” sono invece gli utenti digitali leader (non solo blogger ma anche profili Facebook, Twitter, Foursquare e così via) che hanno una forte connessione in termini di numeri e di contenuti con gli altri utenti del web sociale, seguiti perché ritenuti capaci di dare informazioni interessanti. Infine troviamo i “dashboard”, strumenti come Netvibes per esempio, che ci consentono di tenere sotto controllo una serie di tematiche grazie alla capacità di aggregare diversi contenuti con tag simili.

Vanno considerate le piattaforme che miscelano contenuti originali, news aggregation e piattaforme per blogger quali Huffington Post e, in Italia, il Fatto Quotidiano, i classici e fondamentali algoritmi come Google e Bing e altri strumenti di rilevazione instantanea come Google Alerts o Tweetdeck o Whatthetrend.

Buon marketing

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