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SOCIAL NETWORK: La rivoluzione dopo la crisi?

Molti di voi ricorderanno la crisi economica del 2001, che vide l’esplosione della cosiddetta “bolla delle dot.com”. Una delle tante cause di quella crisi, che riguardò molte aziende che operavano sul Web, era data dal fatto che il valore di quelle aziende era commisurato sul numero degli utenti che riuscivano catturare, offrendo vari servizi gratuiti (in particolare le caselle e-mail).

Cosa abbiamo imparato da quella lezione:

1. il numero degli utenti controllati da un sito (ad esempio, proprio mediante la concessione della casella e-mail gratuita) non implicava affatto una crescita del valore reale dell’azienda detentrice del sito stesso;

2. Molto spesso quegli utenti erano falsi: gestire un portfolio di decine di migliaia di caselle email non significava affatto poter contare su decine di migliaia di persone.

Anche oggi nel 2014, le ricerche condotte da Marco Camisani Calzolari hanno mostrato che molti del follower che seguono le grandi aziende su Twitter o su Facebook sono, o possono essere, farsi. Ma c’è un’importante differenza.
Gli utenti reali, la cui attività può essere ad oggi facilmente misurata, generano autentico valore per le aziende. Non sono quindi semplici numeri. Cerco di spiegarmi meglio.

Perché comunicare sui social network?

social-network-imercatariMolte aziende, soprattutto in Italia, si pongono ancora questa domanda. La risposta è semplice.

Il Web 2.0, nato proprio dalla crisi del 2001 ha trasformato il Web in una piattaforma interattiva e partecipativa; Inoltre secondo una statistica Nielsen, due persone su tre al mondo controllano quotidianamente i social network e lo fanno non più solo sul pc di casa o  aziendale, ma su una moltitudine di dispositivi mobili come tablet e smartphone.
È convinzione diffusa che per accrescere il proprio portfolio clienti un’azienda deve saper utilizzare i propri canali social.

Chi può dunque comunicare sui social network?

Tutti! Sono facili da usare, ma al tempo stesso possono trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Perché? Come ci insegna uno dei principali esperti di Personal Branding in Italia, Tommaso Sorchiotti, una campagna di comunicazione condotta senza un’adeguata conoscenza di se stessi sul web può essere destinata al fallimento. Vedi la campagna di comunicazione “Guerrieri” di Enel, che da un’interessante iniziativa intenta a far condividere agli utenti le proprie storie di vita quotidiana, si è trasformata in una vera e propria crisi con tanto di sfottò (vedi uno dei tanti articoli del Fatto Quotidiano: “Enel, la pubblicità diventa boomerang: “epic fail” di #guerrieri su Twitter”).

Guerrieri-enel

Quali sono i social network più adatti?

Il mondo dei social network è molto ampio e variegato. In generale è consigliabile valutare la presenza in base al loro pubblico di riferimento. In Italia, comunque, è imprescindibile essere presenti su Facebook e Twitter. Quando cominciare allora e in che modo?

Subito non c’è motivo di aspettare ancora.

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