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VEDIAMO O GUARDIAMO LA PUBBLICITÀ? così funziona la vista.

Ciò che percepiamo dipende dall’obiettivo che stiamo perseguendo. Quella che chiamiamo “concentrazione” non è altro che la capacità di filtrare, ignorare al livello pre-cosciente, tutto ciò che al momento non ci interessa, da qualunque organo di senso arrivi.

Quante volte non sentiamo non vediamo qualcosa che abbiamo davanti agli occhi? Quante volte clicchiamo ok per poi accorgerci che non era ciò che volevamo?

Questo perché siamo concentrati su qualcos’altro. La percezione cosciente è qualcosa di attivo; in ogni istante si presta attenzione ad alcune cose e non ad altre, a seconda di ciò che si fa. Siamo abituati a scremare tutto ciò che i sensi trasmettono e tutto quello che non consideriamo attinente lo ignoriamo molte volte inconsapevolmente.

Questo ci permette di conversare in una sala gremita, senza che il rumore e le altre conversazioni ci diano fastidio. Riusciamo quasi a non sentirli.  Sbaglio o succede che quando cerchiamo un amico o qualcuno tra grandi folle lo riconosciamo a colpo d’occhio. Ecco spiegato il motivo. Più l’obiettivo e preciso, più riusciamo a trascurare qualsiasi altra cosa. Per questo possiamo correggere una bozza senza leggere ciascuna singola parola. Quando abbiamo un obiettivo preciso la nostra capacità di non curarci d’altro e sorprendente.

E perché non dovrebbe essere lo stesso perché naviga sul Web? Chi naviga sul Web lo fa quasi sempre, con uno scopo ben preciso. Chi fa usabilità lo predica, inascoltato, da anni: non si può fingere che gli utenti siano occhi da portare al pascolo. Vale sia per il web design sia per la pubblicità.

Visto che il web è un mezzo principalmente visivo, ti sei mai chiesto come funziona la nostra vista?

visione-perifericaIl nostro campo visivo copre circa 130 gradi in verticale e 200 in orizzontale. Questo è quanto riusciamo a cogliere senza girare gli occhi o la testa: è quello che giunge sulla nostra retina, la parte dell’occhio in cui si trovano i recettori visivi. Quello che accade nel nostro campo visivo serve solo per una visione d’insieme, la cosiddetta visione periferica: una visione a bassa risoluzione.

Con la visione periferica possiamo percepire grossolanamente le differenze cromatiche, ma non i colori veri e propri.

Possiamo anche percepire, sempre in modo approssimativo, le forme di ciò che sta nel nostro campo visivo. Insomma ci serve solo come sfondo per ciò che veramente vogliamo osservare.

Fortunatamente non dobbiamo affidarci solo alla visione periferica, possediamo un secondo tipo di visione, ad altissima definizione che ci permette di riconoscere con estrema precisione forme, colori, volti; sto parlando della visione foveale. Prende il nome da quella parte della nostra retina, la fovea appunto, enormemente più ricca di recettori visibili rispetto al resto. La visione foveale è quando mettiamo a fuoco lo sguardo su qualcosa, quando leggiamo, fissiamo qualcosa. Ma la fovea copre solo circa 2×2 gradi di campo visivo, una parte minuscola. Per capirci meglio, se tendiamo il braccio, la visione foveale copre circa l’area dell’unghia del nostro pollice.

visione-fovealeEppure la nostra impressione è di vedere sempre tutto perfettamente a fuoco. Come mai? la risposta sta nel fatto che anche quando crediamo di fissare qualcosa, il nostro sguardo non è del tutto fermo: al contrario, il fuoco dello sguardo (la visione foveale) si muove in modo quasi caotico qua e là, con dei movimenti chiamati “saccadi”.  Facciamo in media tre o quattro al secondo, ciascuna dura dai 25 ai 30 millesimi di secondo. Sono i movimenti più rapidi che possiamo compiere, 900° al secondo: ossia, se i nostri occhi fossero montati su un perno, una saccade potrebbe coprire due giri e mezzo d’orizzonte in un secondo.

Questa rapidità ha due conseguenze:

1. le saccadi sono così frequenti che non ce ne accorgiamo;

2. il movimento è così rapido che, durante la saccade, siamo praticamente ciechi: noi vediamo solo ciò che si trova all’inizio e alla fine del movimento, non tutto quello su cui lo sguardo passa lungo il percorso.

Tutto questo per farci capire che vedere non è la stessa cosa di guardare. Noi guardiamo qualcosa quando questo qualcosa cade in generale nel nostro campo visivo, un paesaggio, un monumento. Ne abbiamo una visione d’insieme. Ma se vogliamo davvero vedere un particolare, dobbiamo concentrare lì lo sguardo, metterlo a fuoco nella fovea.

vedere-guardare

Questo filtraggio avviene anche durante la navigazione Web. Non tenerne conto significa cercare di combattere la nostra stessa natura. Ed è una battaglia persa perché, come abbiamo visto, vedere qualcosa è un atto consapevole. Possiamo forse cercare di obbligare l’utente a vedere qualcosa, non a guardarlo.

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