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Viralità e ciclo della notizia sul web: IL GIORNALISMO PARTECIPATIVO

Se intendiamo la notizia come ciò che i giornalisti dei quotidiani pubblicano sulla loro testata la mattina, i radiogiornalisti leggono nel loro radiogiornale, i giornalisti tv annunciano nell’edizione della mattina o del pomeriggio e le stesse agenzie scrivono in un take, allora possiamo dire che oggi esiste un prequel della notizia. Un po’ come il cinema, quando si lancia un nuovo film che racconta quello che è successo prima rispetto a un dato episodio che ha riscosso molto successo.

Michael Van Poppel,  ragazzo olandese di 25 anni e sempre stato considerato un ragazzo prodigio grazie al suo fiuto per la notizia e alla sua passione per la tecnologia con un account su Twitter abbastanza seguito. Nel 2007 gli capita tra le mani un video inedito contenente un messaggio di Osama Bin Laden. Una notiziona. Contatta i principali network di informazione tradizionale e dopo qualche trattativa cede la notizia a Reuters che la pubblica in esclusiva qualche ora dopo. Troppo tempo, secondo  Van Poppel. Capisce che qualcosa nei meccanismi classici di informazione non funziona come dovrebbe. E lo dice uno che è nato e cresciuto all’ombra di un monitor, un po’ come tutti i cosiddetti “nativi digitali”.

logo (1)Fa tesoro di questa esperienza e fonda nello stesso anno BNO News”, una nuova agenzia destrutturata con una redazione di ragazzi come lui sparsi per il mondo.

In poco tempo, la nuova informazione comincia fare il suo corso. I network dell’informazione cadono a colpi di rapidissimi Twitt che provengono da ogni parte del pianeta. BNO News è la prima ad annunciare al mondo gli attentati di Mumbai nel 2008 in India e ad annunciare il terremoto dell’Aquila il 6 aprile 2009 arrivando in seconda posizione dandone notizia subito dopo un ragazzo di Chieti che ne parla appena sbalzato dalla sedia dalla violenza delle scosse.

Il giornalismo partecipativo (citizen journalism) è un termine che traccia sulla parola giornalismo un segno ormai indelebile. Abbiamo tutti voce in capitolo, o meglio abbiamo i mezzi necessari per fare il lavoro del reporter, ovvero dare la notizia di un attentato, di un incidente, di un’intercettazione ambientale o di nuovo gossip sul noto attore o sulla cantante famosa.

giornalismo-partecipativoI nuovi canali, che con un click ci fanno affacciare su un pubblico più o meno grande, hanno decretato la fine del giornalismo per come si era sempre intenso e hanno inaugurato l’era dell’Interconnettività, in cui tutti possono avere accesso a tutto, soprattutto, ognuno può scegliere le sue fonti di informazione. Ma quando l’intervento di un utente sulla rete può essere considerato giornalismo? E che tipo di intervento deve essere? I criteri da seguire sono gli stessi dei media più tradizionali. Il giornalismo partecipativo presenta grandi vantaggi ma nasconde anche qualche insidia. Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti e anche in lizza per la presidenza, ha visto le sue potenzialità e le ha sfruttate con la sua Corrent Tv, la televisione via cavo poi approdata sul Web, basata su filmati della durata massima di cinque minuti, il 25% dei quali prodotti dei telespettatori inviate alla redazione tramite il sito Internet. Wiki-notizie, Il progetto multilingue di Wiki-Media Foundation è la sezione di Wikipedia che si propone come fonte di notizie di attualità alla cui stesura può contribuire chiunque. La sua missione? Creare un ambiente eterogeneo dove i Wiki-giornalisti possano diffondere notizie su una vasta gamma di eventi attuali dell’emittente. In entrambi i casi si tratta di esperimenti successo che hanno fatto della partecipazione il loro key asset.

Oggi fioriscono sempre di più spazi che raccolgono contributi da “non professionisti” e che sono fonti di preziose news. E se le notizie arrivano da fonti non autorevoli? Vedrò di approfondire la questione nel prossimo post.

Buon marketing

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